mercoledì, 23 luglio 2008
rita hayworth
Cioè, io ero lì, no, con la mia macchinina. Tipo che è tanto tempo che non guidavo con regolarità e sappiatelo, nonostante tutte le mie convinzioni ecologiste (che ovviamente non rinnego), guidare mi piace da matti, quindi quando mi capita me la godo un mondo. Allora mentre ero lì ho pensato che, tipo, prima di passare da casa (ora che attraverso tutta la città) potevo andare a vedere in un negozio di stoffe del centro se c'era qualche tessuto adatto per fare due stole per due abiti meravigliosi che ho.
E allora sono andata lì e li ho trovati!!! In particolare ce n'è uno stupendo, di taffetà
cangiante malva-grigio (taffetà, caro! ), che però ancora non ho preso perché non ho ancora le scarpine e la borsina adatte. Era così bello che ho pensucchiato di farne anche un abito intero!
E poi c'era uno chiffon grigio bellissimo, magari per farne un abito leggero e morbido, e poi chissà se magari avevano dei bei vellutini lucidi per farne un abito da mezza stagione... insomma, se avessi potuto mi sarei fatta chiudere dentro il negozio!

A proposito di acquisti "urgenti".
L'altro giorno sono andata all'Hafa cafè; c'era anche mia madre; in vetrina c'era una stupenda couscoussiera smaltata di bianco. La adocchio e dico: "bella questa couscoussiera". "Già", fa mia madre, "l'avevo notata anch'io". Tempo zero, siamo dentro il negozio, ci facciamo incartare due couscoussiere che ci portiamo a casa, dove io metto la mia insieme a tutte le altre cose imprescindibili che ho già comprato per quando la casetta sarà ristrutturata e potrò finalmente prenderne possesso.
io: "sai, mamma, non ho ancora i muri e ho già comprato le appliques..."
mamma: "non preoccuparti, quando ho comprato casa io ho cominciato dal colapasta!"

A proposito di couscoussiere: una cosa che mi ha emozionato è stato trovare il segno delle quattro dita dell'artigiano nell'interno del coperchio; è il punto in cui bisogna sostenerlo per poterlo dipingere in tutte le sue parti, e c'è questo segno (un pochino diverso) in entrambi i coperchi. Mi è sembrato che, con questa traccia della persona che li ha realizzati, fossero oggetti ancora più belli
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categoria:stranezze, 2000 hobbies
mercoledì, 23 luglio 2008
crazy cat
Conversazione n.1, ascoltata (mio malgrado) al bar.

fighetta di mezza età "vincente": "E quindi tua figlia a che anno è?"
barista con forte accento abruzzese: "l'anno prossimo ha finito, poi dovrà scegliere l'università"
fdmev: "e perché non la fai iscrivere al sud? Tu che puoi..."
barista: "e poi che faccio, la faccio vivere giù?"
fdmev:: "ma noooo, va lì solo a dare gli esami!"
barista: "ma non è meglio se la iscrivo qua?"
fdmev:: "maffffigurati, lo sanno tutti che al sud è più facile, no? mandala al sud, oppure a Trieste, che gli esami sono facili! Guarda, ho visto troppa gente intristirsi qui e alla fine mollare, invece tu la mandi lì che passa senza fatica, tanto una volta che hai il titolo..."

eh, certo, una volta che hai il titolo...

 Conversazione n.2, a una riunione di lavoro.

professore barone con braccia ovunque, iscritto ovunque, che ha piazzato sua figlia ovunque, iscritto a tutte le accademie del pianeta ecc ecc: "eh, certo, il problema della scuola è l'abbassamento del livello di insegnamento, e poi questi libri di testo sono così cari... d'altro canto lo sanno tutti che gli editori di scolastica sono una lobby e sono ammanicati in parlamento"

senti un po' chi parla di essere ammanicato...

 Conversazione n.3, a un'altra riunione di lavoro.

lo stesso di cui sopra (che, sottolineo per i disattenti, ha prontamente piazzato la figlia in università con le sue belle borsine e i contrattini ecc ecc): "eh, certo, la scuola secondaria ha molti problemi, ma ci sono anche alcuni insegnanti volenterosi che sono finiti lì e sarebbero validi professori universitari, ma alla fine non sono stati assorbiti nelle file dei ricercatori e quindi..."

e chissà come mai, mi chiedo, pur essendo validi ecc ecc, non sono stati assorbiti ecc ecc? Non sarà mica perché al posto loro c'è finita tipo tua figlia???

La cosa che mi sconvolge di più è l'assoluta disinvoltura con cui queste persone enunciano malcostumi così scandalosi. E recuperare da qualche parte un po' di senso della vergogna, magari, prima di aprire bocca?
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categoria:parole, stranezze, società civile
mercoledì, 23 luglio 2008
trapezio
Non so che cosa succeda. Parlo con tanti amici di questioni sentimentali, e tutti mi dicono che hanno paura. Paura di impegnarsi, paura di soffrire, paura di questo e di quello. Non dico che avere paura non sia legittimo, naturalmente, ma diventare adulti non significa anche questo? Imparare ad accettare i rischi, il dolore, o più semplicemente il fatto che l'amore comporti anche responsabilità? Anzi, comprendere che in fondo l'amore è proprio questo, prendersi cura dell'altro, prendersene la responsabilità, liberarsi della paura di soffrire, considerarla parte del conto, e sceglierlo lo stesso, perché è ciò che ci rende vivi?
L'amore non è lo stucchevole bamboleggiare dei primi quindici giorni. E non è nemmeno avere qualcuno da presentare in giro, così non ci sentiamo sfigati nelle feste comandate.

Ma davvero i nostri genitori si facevano tutte queste domande? Talvolta ho l'impressione di far parte di una generazione di cacasotto. Ma che cosa ricorderemo, quando saremo vecchi? Che siamo andati in discoteca? Che abbiamo condotto una vita sottraendoci costantemente ai rischi?
O, magari, che non abbiamo fatto altro che accettare compromessi emotivi, pagando (troppo, alla fine) per il quasi niente.

L'unica paura che ho io è di diventare insensibile.
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categoria:massimi sistemi, che cosè lamor
martedì, 22 luglio 2008
gamberetto acquario marzietto
La prima, fantastica notizia è che i tizi del trasloco non mi hanno distrutto l'acquario: nonostante avessi tolto quasi tutta l'acqua, infatti, il suo quintaletto pieno lo pesava tutto. Sopravvissuto a due sollevamenti (casa vecchia - casa nuova), ospita tranquillo gli avannotti che non sono riuscita a pescare con il retino.
Invece per ospitare tutti quelli che, dopo una mezza giornata di santa pazienza, sono riuscita a tirare su, ho preparato l'acquario che avevo in ufficio (ovvero il numero tre).
Infine, per accogliere i pesci di Alessandro che erano finiti nel mio acquario in ufficio, perché il suo a casa (ovvero il numero uno) era piccolo
(ok, siete autorizzati a incasinarvi ) , ne abbiamo comprato un altro, stupendissimo: un cubo tutto di cristallo, davvero troppo mac, in cui nuota tutto allegro il bellissimo Betta splendens rosso di ale, insieme a un Botia un po' incazzato.

Ricapitolando:
acquario 1: quello piccolo che ale ha a casa, ex mio (dato a lui quando mi sono comprata il due)
acquario 2: il colosso della famiglia: enorme e con ogni bendidio
acquario 3: il regalo di ale per il mio compleanno, acquario sui cento litri che tengo in ufficio: sinora, il sistema più stabile
acquario 4: il nuovo bellissimo cubo tutto trasparente di ale

Ora mi piacerebbe dividerli per habitat: da una parte tutti i pesci africani, per esempio, dall'altra tutti i sudamericani (così muovono le maracas con la codina), le piantine adatte e magari, più avanti, un bel tritone o i gamberetti nani, o una coppia di ciclidi...

Ah già, in tutto questo pasticcio ho dimenticato di dirvi qual era la seconda fantastica notizia: uno dei miei gamberetti (ora ospitato nell'acquario tre) ha le uova...
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categoria:2000 hobbies
martedì, 22 luglio 2008
Ti rimando le lettere che con tanta cura hai raccolto, nella cui lettura, te lo dirò schiettamente, mi vergogno di avere speso tanto male il mio tempo. Tranne pochissime, non sono affatto degne di essere né lette né raccolte da un uomo colto. Non sto a dirti quelle che approvo e quelle che condanno. Non voglio che dipenda da me che qualcuno abbia ad approvarle o a condannarle. Tuttavia c’è una cosa, a proposito dello stile, in cui io dissento da te. A quel che mi sembra, tu non approvi se non chi riproduca Cicerone. A me sembra più rispettabile l’aspetto del toro o del leone che non quello della scimmia, anche se la scimmia rassomiglia di più all’uomo. Come ha detto Seneca, non sono simili tra loro quelli che si crede siano stati i massimi esponenti dell’eloquenza. Quintiliano deride coloro che credevano di essere i fratelli germani di Cicerone per il fatto che finivano i loro periodi con le sue stesse parole. Orazio condanna coloro che sono imitatori e nient’altro che imitatori. Quelli che compongono solamente imitando mi sembrano simili ai pappagalli che dicono cose che non intendono. Quanti scrivono in tal modo mancano di forza e di vita; mancano di energia, di affetto, di indole; sono sdraiati, dormono, russano. Non dicono niente di vero, niente di solido, niente di efficace. Tu non ti esprimi come Cicerone, dice qualcuno. Ebbene? Io non sono Cicerone; io esprimo me stesso.
    Vi sono poi certuni, caro Paolo, che vanno mendicando lo stile a pezzi, come il pane, e vivono alla giornata. Se non hanno innanzi un libro da cui rubacchiare, non sanno mettere assieme tre parole; ed anche quelle le contaminano con nessi rozzi e con vergognosa barbarie. La loro espressione è sempre tremante, vacillante, debole, mal curata, mal connessa; costoro io non posso soffrire; eppure hanno la sfacciataggine di giudicare dei dotti, di coloro il cui stile è quasi fecondato da una nascosta cultura, da un leggere continuo, da un lunghissimo studio. Ma voglio ritornare a te, caro Paolo, che amo profondamente, a cui debbo molto, a cui attribuisco un grande ingegno: io vorrei che tu non ti lasciassi avvincere da codesta superstizione che ti impedisce di compiacerti di qualcosa che sia completamente tuo, che non ti permette di staccare mai gli occhi da Cicerone. Quando invece Cicerone ed altri buoni autori avrai letto abbondantemente, ed a lungo, e li avrai studiati, imparati, digeriti; quando avrai empito il tuo petto con la cognizione di molte cose, e ti deciderai finalmente a comporre qualcosa di tuo, vorrei che tu procedessi con le tue stesse forze, vorrei che tu fossi una buona volta te stesso, vorrei che tu abbandonassi codesta troppo ansiosa preoccupazione di riprodurre esclusivamente Cicerone, vorrei che tu rischiassi mettendo in giuoco tutte le tue capacità. Coloro i quali stanno attoniti a contemplare solo codesti vostri ridicoli modelli non riescono mai, credimi, a renderli, e in qualche modo vengono spengendo l’impeto del loro ingegno e mettono ostacoli davanti a chi corre, e, per usare l’espressione plautina, quasi remore. Come non può correre velocemente chi si preoccupa solo di porre il suo piede sulle orme altrui, così non potrà mai scrivere bene chi non ha il coraggio di uscire dalla via segnata. E ricordati infine che solo un ingegno infelice imita sempre, senza trarre mai nulla da sé. Addio.

Angelo Poliziano, 1494

Questa lettera ha oltre cinque secoli, e ancora non abbiamo imparato.


Remitto epistolas diligentia tua collectas, in quibus legendis, ut libere dicam, pudet bonas horas male collocasse. Nam praeter omnino paucas, minime dignae sunt quae vel a docto aliquo lectae vel a te collectae dicantur. Quas probem, quas rursus improbem, non explico. Nolo sibi quisquam vel placeat in his, auctore me, vel displiceat. Est in quo tamen a te dissentiam de stylo nonnihil. Non enim probare soles, ut accepi, nisi qui lineamenta Ciceronis effingat. Mihi vero longe honestior tauri facies aut item leonis quam simiae videtur, quae tamen homini similior est. Nec ii, qui principatum tenuisse creduntur eloquentiae, similes inter se, quod Seneca prodidit. Ridentur a Quintiliano qui se germanos Ciceronis putabant esse, quod his verbis periodum clauderent: esse videatur. Inclamat Horatius imitatores, ac nihil aliud quam imitatores. Mihi certe quicumque tantum componunt ex imitatione, similes esse vel psittaco vel picae videntur, proferentibus quae nec intelligunt. Carent enim quae scribunt isti viribus et vita; carent actu, carent affectu, carent indole, iacent, dormiunt, stertunt. Nihil ibi verum, nihil solidum, nihil efficax. Non exprimis, inquit aliquis, Ciceronem. Quid tum? non enim sum Cicero; me tamen, ut opinor, exprimo.
    Sunt quidam praeterea, mi Paule, qui stylum quasi panem frustillatim mendicant, nec ex die solum vivunt, sed et in diem; tum nisi liber ille praesto sit, ex quo quid excerpant, colligere tria verba non possunt, sed haec ipsa quoque vel indocta iunctura vel barbaria inhonesta contaminant. Horum semper igitur oratio tremula, vacillans, infirma, videlicet male curata, male pasta, quos ferre profecto non possum; iudicare quoque de doctis impudenter audentes, hoc est de illis quorum stylum recondita eriditio, multiplex lectio, longissimus usus diu quasi fermentavit. Sed ut ad te redeam, Paule, quem penitus amo, cui multum debeo, cuius ingenio plurimum tribuo, quaeso, ne superstitione ista te alliges, ut nihil delectet quod tuum plane sit et ut oculos a Cicerone nunquam deicias. Sed cum Ciceronem, cum bonos alios multum diuque legeris, contriveris, edidiceris, concoxeris et rerum multarum cognitione pectus impleveris, ac iam componere aliquid ipse parabis, tum demum velim quod dicitur sine cortice nates, atque ipse tibi sis aliquando in consilio, sollicitudinemque illam morosam nimis et anxiam deponas effingendi tantummodo Ciceronem tuasque denique vires universas pericliteris.
    Nam qui tantum ridicula ista quae vocatis liniamenta contemplantur attoniti, nec illa ipsa, mihi crede satis repraesentant, et impetum quodammodo retardant ingenii sui, currentique velut obstant et, ut utar plautino verbo, remoram faciunt. Sed ut bene currere non potest qui pedem ponere studet in alienis tantum vestigiis, ita nec bene scribere qui tamquam de praescripto non audet egredi. Postremo scias infelicis esse ingenii nihil a se promere, semper imitari. Vale.
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categoria:arte, massimi sistemi, società civile, grandi maestri, che cosa leggo
venerdì, 18 luglio 2008
ich habNon vi tedierò con la questione del trasloco (è domani eh: avete preso nota? No, perché non vorrei mai che vi fosse sfuggito) (tra parentesi, sono galvanizzata!!! ), bensì con la questione dell'arredamento: già, perché anche se ancora non ho comprato neanche una piastrella, ho già in testa tutti i complementi d'arredo possibili e immaginabili, la posizione, il colore e così via.

In particolare, sto sospirando da tempo intorno a uno splendido scrittoio intarsiato in rovere del 1700 che ho visto al Balon: ogni volta che ci vado controllo che nessuno lo abbia ancora comprato: mi si spezzerebbe il cuore!


Mi emoziona il pensiero che alcuni oggetti (biancheria, libri, mobili) possano vivere più vite, che mani diverse possano averli consumati, spolverati, che un mobile possa essere stato il patrimonio di una casa, che sullo scrittoio possano essere state stilate lettere d'amore, e che tutti questi oggetti  passino di mano in mano,
vivano più vite, vengano protetti, salvati dal naufragio.

Speriamo che, a un certo punto, anche i miei libri non rimangano lettera morta, che qualcun altro dopo di me li legga (dato che sono molto possessiva, quando dico che per darli via dovranno passare sul mio cadavere, intendo in senso letterale!!! ). Mi sembrerebbe di aprire un'enorme gabbia e di lasciarli volare via, in cerca di un altro albero su cui posarsi e nidificare.

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categoria:
mercoledì, 16 luglio 2008
tadahiro uesugi 2Tempo fa credevo di essere una donna impegnata.
Ora invece so di essere una donna assediata.

Se qualcuno di voi si è preso la briga di tenere il conto, saprà che fra 2 giorni trasloco (ommioddio). Una parte della mia roba è in ufficio, una parte da mia madre, una parte un po' dove volete voi (tranne che dalla suocerazza, dove non lascerei neanche uno spillo), comunque credo di aver impacchettato anche tutta la roba del vicino, perché non è possibile che tutta la roba che ho tirato fuori sia potuta stare in 70 metri quadri.

Quindi immaginatevi: la casa rivoltata come un calzino, scatoloni dappertutto, mensole smontate, l'acquario di millemila chili posato per terra, l'ufficio invaso dai miei libri e vestiti, la stanza "di rappresentanza" trasformata in magazzino, la redazione sepolta da consegne imminenti quindi pile di bozze per ogni dove, telefonate a manetta, fax, vocabolari, cd urbi et orbi, tutte le piante di casa ammassate nelle stanze, quindi praticamente ci muoviamo con le liane, e in mezzo un gatto che rompe le scatole trovando tutto molto divertente.

Ebbene, in tutto questo casino, oggi non mi piomba in ufficio mia madre con le lenzuola da far cifrare, esordendo con un: "Certo che, se aspetto te..." Confesso che per un momento ho considerato con interesse il matricidio.

 Altre avventure in ordine sparso: domenica sera ho cercato di andare a cena fuori, e sono passata davanti (o ho telefonato) a credo almeno una dozzina di ristoranti, tra cui: il Cambio, il Gatto nero, il Monferrato, A tavola, Tobiko, Il gatto e la volpe, il Vintage, il Solferino, Al sole, Ab+, Cubico e qualcun altro che non mi ricordo.

E alla fine (tipo alle 22) dove sono finita??? Da Xia, ovvero un ristorante giapponese gestito da cinesi. Soprassiedo.
A proposito di recensioni pessime, in un soprassalto di gusto per la sperimentazione sono andata a mangiare al Pastis: ecco, col cavolo che mi rivedono. Dico, se vado sempre negli stessi posti ci sarà un motivo, no? Uff, anche io.

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categoria:cibo
venerdì, 11 luglio 2008
scarpine
Al telefono:
io: "Ale, ho finito con l'autrice, sto arrivando."
Ale: "sì..."
io: "Tra poco poco arrivo eh"
Ale: "dove sei?"
io: "ehm... Sto andando alla macchina..."
Ale: "nonononono, tu sei davanti a un negozio di scarpe!"

Quest'uomo ha poteri divinatori!!!

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categoria:colleziono, 2000 hobbies
giovedì, 10 luglio 2008
Keith Jarrett
"Questo non è un concerto, questo è un evento", direbbe lui. E avrebbe ragione.

Martedì sera sono andata all'unica data torinese del concerto del Keith Jarrett trio, al Regio: che dirvi, se non che è stato meraviglioso?

Keith Jarrett è considerato uno dei pianisti jazz più importanti dell'ultimo quarto di secolo. Non è più giovanissimo, quindi penso che magari non avrò più molte occasioni di ascoltarlo: e penso a quante altre persone avrei voluto ascoltare, con quanti avrei voluto conversare, e non ho fatto in tempo mentre erano ancora vivi! (o magari sono arrivata io troppo tardi). E così, oltre all'emozione per il concertone, c'era anche questo sentimento: che fortuna, poterlo ascoltare dal vivo, vivere un'esperienza così emozionante!

Un'ora e mezzo di concerto, intensissimo: ho tenuto quasi sempre gli occhi chiusi. Quando li riaprivo, guardavo questi tre signori attempati, nel cono di luce, produrre qualcosa di così dolce, così morbido e leggero, intimo: mi sembrava di viaggiare, di andare lontanissimo, spinta al largo dalla musica, abbandonata.

Pensavo anche che, per produrre qualcosa di così emotivamente intenso, anche il buon Jarrett, che di solito passa per pazzo, non dev'essere poi cattivo; in fondo, nonostante la sua fama di orso, credo che cerchi in qualche modo comunicare qualcosa, di lasciarci qualcosa, a modo suo; guardarlo accartocciarsi sul pianoforte era quasi sconvolgente; avevo la sensazione che si accanisse non sullo strumento, ma su di sé, mi sembrava di assistere a un momento privato, di guardare dal buco della serratura.

Ancora qualche riflessione a proposito del pubblico: quando Jarrett parla di un evento, secondo me intende riferirsi al fatto che le persone hanno dimenticato come si fa ad ascoltare; ero in un palco e vedevo come, nonostante il categorico divieto, le persone in platea continuassero a messaggiare e a cercare di fare foto con il telefonino. Come se, ormai, siano diventati impossibili non solo la concentrazione esclusiva su qualcosa, ma anche l'idea di vivere un'esperienza senza la coazione alla documentazione. Come se, senza fotografare-faxare-citofonare-messaggiare-filmare, non stessimo realmente assistendo all'evento.

A me fanno ridere quelli che vanno agli spettacoli e poi passano tutto il tempo a filmare, guardando dentro lo schermino minuscolo della telecamera, dimenticando quindi di guardare lo spettacolo vero e proprio, a grandezza naturale: dico, ma sei scemo? Così lo vedi in un video anche la prima volta.

Invece è importante essere consapevoli del fatto che quella realizzazione è unica, che vedrai quello spettacolo, fatto in quel modo, con quelle persone, solo una volta, e che in questo risiede l'unicità del teatro, dell'opera o della musica: non è ripetibile. Puoi leggere un libro cento volte, vedere un film mille volte, ma sentirai un concerto solo una volta. Quindi, idiota, almeno stai attento!

Da questo punto di vista, sono solidale con Jarrett, che era molto spazientito:
immagino che sia inconcepibile, per qualcuno che ha dedicato tutta la propria vita alla musica, che gli spettatori possano chattare allegramente mentre lui spreme sudore e lacrime.

Dulcis in fundo
, non per dire, ma se il primo spettacolo era il buon Keith, il secondo ero io : avevo un abito stupendo, stupendo, stupendo, stupendo! (stupendo). Se sarete proprio bravi, ma proprio bravissimissimi, magari posto una foto   (fatta dopo).


P.S. a proposito di grandi musicisti jazz ancora vivi, tra poco George Benson, grandissimo chitarrista, terrà un concerto
a Torino: e sapete in che giorno viene, tra tutti i giorni che dio manda in terra? Il giorno del mio trasloco, porcazz la puttanazz!!! Se riesco ad andarci mi riconoscerete: sarò quella che cammina sulle ginocchia...
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categoria:spettacoli, colonna sonora, massimi sistemi, che cosa vedo
giovedì, 10 luglio 2008

You are so beautiful to me
You are so beautiful to me
Can't you see
You're everything I hoped for
You're everything I need
You are so beautiful to me
Such joy and happiness you bring
Such joy and happiness you bring
Like a dream
A guiding light that shines in the night
Heavens gift to me
You are so beautiful to me

Joe Cocker
(scritta da Billy Preston e Bruce Fisher)
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categoria:colonna sonora
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